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"Le specie vegetali attualmente viventi in tutto il pianeta oscillano tra le 300.000 e le 500.000. Di esse solo lo 0,5% é stato studiato. Il mondo vegetale offre quindi una enorme potenzialità farmacologica. La fonte più importante per lo studio dei principi attivi delle piante é rappresentata dalla medicina tradizionale."
Organizzazione Mondiale Sanità

Fitoterapia

La Fitoterapia è la scienza medica che studia il corretto utilizzo delle piante medicinali e dei loro derivati per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere.

E' curioso notare come Phyton in greco antico significasse sia "pianta" che "creatura, essere". La radice deriva dal verbo "phyto" che significa "generare", ma anche "essere generati". Quindi nell’antichità la parola "pianta" veniva associata al concetto di "creazione, generazione e fertilità".

La Fitoterapia rappresenta la forma di medicina più antica ed è attualmente la più utilizzata al mondo: una stima dell'OMS ha valutato che le erbe curative rappresentano la principale risorsa terapeutica per due terzi della popolazione mondiale.

Moltissimi degli attuali farmaci di sintesi sono stati scoperti dallo studio dell'attività farmacologica posseduta da estratti di piante di cui erano noti effetti tossici od esisteva un uso terapeutico tradizionale: è stimato che il 50% dei principi attivi dei moderni farmaci derivino direttamente o indirettamente da specie vegetali (l’acido acetilsalicilico, gli oppiacei, l’atropina, la digossina persino degli antineoplastici come la vincristina) o animali.

I rimedi fitoterapici vengono considerati come farmaci, con la differenza che hanno un’origine naturale e non chimica. Come i farmaci contengono principi attivi assunti in dosi ponderali (cioè ben misurabili, almeno nell’ordine dei milligrammi, e commisurate al peso corporeo) e quindi possono avere interazioni, controindicazioni ed effetti collaterali. Alcuni estratti possono comportarsi come potenti allergeni. Non ci sono quindi molte differenze concettuali tra medicina convenzionale e fitoterapia.
Tuttavia quest’ultima possiede un indiscutibile vantaggio rispetto alla prima: le piante medicinali non possiedono un unico principio attivo, bensì un insieme di sostanze (conosciute e sconosciute, e appartenenti a diverse classi chimiche), che operano in sinergia tra loro, potenziandone l’efficacia terapeutica, riducendone i rischi di tossicità e di assuefazione, ed eliminando i fenomeni di resistenza batterica. Questo insieme è denominato fitocomplesso.

Le erbe medicinali vengono usate anche in veterinaria ed esistono già numerose prove scientifiche della loro efficacia. Negli animali sani vengono impiegate quelle che hanno un effetto nutraceutico (sostanze alimentari dalle comprovate caratteristiche benefiche e protettive nei confronti della salute sia fisica, che psicologica dell'individuo); negli ammalati si utilizzano piante ad azione specifica per il tipo di patologia presente.

D’altra parte è ben noto il fenomeno per il quale in natura gli animali feriti o ammalati, o in situazioni particolari come in gravidanza, mangiano determinate piante altrimenti ignorate in condizioni normali, praticando cioè una "ricerca istintiva del farmaco".

fiori e boccette con fitoterapici

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